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la chiesa di San Quirico

Il canonico Giovanni Spano nell' opera Emendamenti e aggiunte all' itinerario dell' isola di Sardegna del Conte Alberto La Marmora (1874) scrive : "La chiesa che merita d' esser osservata è quella di San Quirico. Venne fondata dal Decano Sotgiu d' Alghero, prebendato del villaggio. La chiesa è ben proporzionata con cupola; essa è cinta a forma di chiostro, e siccome vi è un edifizio con archi, finestre e col dormitorio che non fu finito, pare che lo avesse destinato per chiamare qualche ordine monastico, probabilmente i Domenicani. Fu fondata nel 1651, come consta dall' iscrizione della facciata e restaurata nel 1852. L' interno è di una navata".

Lo Spano oltre a tramandarci il nome del fondatore, ci fornisce anche la data di costruzione della chiesa. Questa data però viene messa in discussione da un documento dell' Archivio Capitolare di Alghero (Noticias antiguas) redatto in data 13 settembre 1635 , secondo il quale Urbano VIII, con la Bolla Pastoralis Officii , disponeva che la metà dei benefici di Santa Reparata e San Quirico (o Ciriaco) di Buddusò, insieme con quelli di altre chiese del Goceano e del Monte Acuto venissero assegnati ai Canonici e Beneficiati del Capitolo Cattedrale di Alghero. Con questo documento si anticipa di 16 anni la data di fondazione della chiesa. Inoltre secondo il capo dei restauratori degli affreschi venuti alla luce durante la ristrutturazione della chiesa, dotoressa Del Francia, le pitture murali sopra l' arco trionfale risalirebbero al Cinquecento. Per cui possiamo supporre che nel 1651 il prebenda Pietro Sotgiu abbia ampliato oppure ristrutturato il tempio. Senza alcun dubbio la chiesa in questione, dal punto di vista architettonico-artistico è la più interessante delle chiese sia di Buddusò che del circondario.

La facciata è architettonicamente semplice e priva di immagini in rilievo, escluso il bel portale. Questo si apre al centro della fronte anteriore con l' architrave ed i pilastri monolitici in granito grigio di manifattura Ottocentesca (sicuramente inseriti durante il restauro del 1852 per rafforzare il portale), contenuti tra due semicolonne che poggiano su delle basi di forma quadrangolare in trachite. I capitelli sono sormontati da elementi a forma di piramide tronco rovesciata (tipico dello stile bizantino), che sostengono due sfere. A coronamento dell' insieme un timpano ornato da modanature, sovrastato da una finestra rettangolare abbellita di recente con dei vetri multicolori da un artista della scuola del Beato Angelico.

Alla sinistra, distante pochi metri dal portale, si apre un portone di modesta fattura da cui si accede al refettorio ed al dormitorio. Sul fianco destro si apre un portone da cui si accede alla chiesa. Entrando da questo ingresso secondario, alla sua sinistra si apre una porta sormontata da un' architrave in trachite rosa con al centro scolpito un motivo a fiamma: da qui per mezzo di una scala si raggiunge il dormitorio. Sempre su questo fianco a circa 5 metri dal suolo si aprono sei finestre a forma rettangolare che illuminano le quattro cellette ed una stanza del dormitorio. Sempre su questo lato, a circa 2 metri dal suolo è stata ricavata una finestra munita di inferriata che illumina la sagrestia. Sulla parete del retro, si apre una porta da cui si accede ad un' altra sagrestia; in alto al centro si trova una finestra che dà luce ad una stanza dell' altro dormitorio che si trova nell' ala sinistra della chiesa dall' interno della quale attraverso una feritoia si può osservare l' interno del tempio. Nel 1907 sul fianco laterale sinistro della chiesa, su autorizzazione di Monsignor Bacciu Vescovo di Ozieri, fu edificata una struttura che fungeva da asilo. La costruzione venne ultimata nel 1913.
Dal portale si accede all' atrio. Questo era caratterizzato da un palco [o cantoria] in legno che poggiava su un arco: il palco è stato demolito recentemente perché pericolante e ricostruito senza rispettare la struttura precedente. Il palco mette in comunicazione i due dormitori. Sotto la cantoria, sulla parete sinistra della navata troviamo una porta che immette su di una scala che porta ai locali suddetti.
Dall' atrio si accede alla navata, che è a pianta rettangolare con la volta a botte, divisa in quattro parti da archi che scaricano su altrettanti pilastri quadrati in trachite rosa. L' aula è fiancheggiata, a destra ed a sinistra, da quattro cappelle rese comunicanti fra loro negli anni 1920-25 da Mastru Battista Ferreri, parroco Monsignor Sini. Questi lavori hanno indebolito la struttura del tempio che dopo quarant' anni ha portato alla sua chiusura al pubblico, perché pericolante. La tribuna è quadrata rialzata dal pavimento di tre gradini. L' arco trionfale scarica su dei pilastri composti da diversi elementi. Nel 1999 durante il restauro degli affreschi, fu tolta la patina di vernice che incrostava l' arco trionfale e che nascondeva una ricercata decorazione a bugne ( pietre lavorate aggettanti) colorate di rosso e blu; capitelli sormontano pilastri che arrivano a terra, sui quali corrono ornati di carattere vegetale giocati sui toni dei rossi e dei verdi di grande effetto cromatico.
Nella parete a destra dell' arco trionfale, per chi entra in chiesa, si sono fatti dei campioni, togliendo parte dello strato di calce, e si è scoperta la figura di un uomo inginocchiato ed orante , del quale rimangono parti delle vesti ed i calzari, volto verso un' immagine forse persa totalmente, o in parte coperta da una grossa topa di cemento. Affresco Sopra l' arco trionfale, nella parte del transetto, le pareti ancora oggi si presentano in parte coperte da uno spesso strato di vernice bianca: dove questo è stato rimossa, si è rimesso in luce l' affresco originale cinquecentesco (secondo la dottoressa Del Francia capo dei restauratori). Qui il pittore rappresenta un corteo di donne e cavalieri che si svolge lungo la parete:un' immagine di nitida eleganza, in cui si nota un' attenzione particolare alle decorazioni delle vesti, agli ornamenti dei capelli ed alle armature dei guerrieri. I volti dei personaggi sono tipicamente cinquecenteschi; occhi, labbra, mani, sono dipinti con raffinato disegno di influenza tosco-umbra. Sulla parete laterale sinistra dell' abside il pittore ha rappresentato la gloria della Santissima Trinità. Nella parte alta dell' affresco è raffigurato, alla sinistra, il Cristo con la croce; al centro il globo terrestre circondato da una corona con al centro la croce, e al di sopra di questo una colomba con le ali aperte che rappresenta lo Spirito Santo; alla destra è rappresentato il Padre maestoso, con indosso un mantello verdeggiante. Il Figlio ed il Padre posano la mano sinistra sul globo in segno di protezione. Appena più in basso della Trinità sono rappresentati in ginocchio ed in contemplazione, alla destra di Cristo la Madonna, alla destra del Padre San Giovanni Battista. Più in basso di questi, in Paradiso ed in visione beatifica della trinità sono rappresentati una moltitudine di santi tra i quali primeggia San Pietro con la chiave del paradiso; una donna reca una corona regale sul capo ed in mano la palma del martirio, (sicuramente una regina); un vecchio ben vestito, con la barba bianca; un personaggio ignudo sino alla cintola con in mano tre frecce. Intorno a questi una moltitudine di personaggi. La parte bassa dell' affresco è coperta da uno strato di intonaco. Sulla parete laterale destra, rispetto all' altare, è riprodotta una scala sorretta da un angelo, segno del martirio di San Quirico. Vicino sono raffigurate dei personaggi, uno dei quali è Gesù Cristo, che con la mano sinistra afferra una croce dalla quale si svolge un nastro con la scritta: "Ecce Agnus Dei ". Più giù, al centro dell' affresco è raffigurato l' Arcangelo Gabriele con l' elmo e lo scudo. Il resto delle pitture murali è ricoperto da uno strato di intonaco. In alto , agli angoli dove si incontrano le pareti laterali dell' abside e quelle dell' arco trionfale, sono raffigurati due angeli musicisti: alla sinistra, un angelo che suona il violino, alla destra un angelo che suona la tromba. Qui si vede la mano di un altro artista, i colori sono più chiari ed i lineamenti dei personaggi sono diversi. Gli affreschi sono incorniciati superiormente da un fregio a stucco policromo e motivi geometrici e racemi vegetali. Anche sul piano coloristico la sintonia tra stucchi ed affreschi evidenzia un' affermata predilezione per i toni del rosa, verde, rosso e blu. L' abside è sormontata da una cupola che è stata ricostruita totalmente per cui le pitture che con molta probabilità la decoravano sono andate perdute. Nei libri della parrocchia e nei registri delle entrate e delle spese di San Quirico non esiste una nota che riguardi questi affreschi. Inoltre nessuna notizia orale ci informa riguardo le pitture murali. Gli anziani del paese non ne hanno alcun ricordo: questo sta ad indicare che sono trascorsi molti lustri da quando gli affreschi furono coperti con strati di calce. I danni provocati dalle maestranze durante la maldestra ristrutturazione del tempio ed i danni provocati dall' umidità e dall' acqua piovana infiltratasi nelle lesioni del tetto, della cupola e dell' abside sono state, oltre che deturpanti, causa delle numerose perdite di superfici dipinte ad affresco. Il restauro non è ultimato, è necessario rimuovere lo scialbo (lo strato di calce), risanare le lesioni che deturpano l' affresco e consolidare la pellicola pittorica. Inoltre è indispensabile restaurare le pitture originali. Siamo sicuri che Il restauro restituirà all' affresco i suoi colori brillanti. Durante l' ultimo restauro è stata trovata una lapide in trachite in cui è stata scolpita la seguente dicitura: F. A. 1651; R. A. 1852. Nel 1900, con Delibera n. 20 del 16 maggio il Consiglio Comunale.<< esaminata la richiesta del Parroco Don Antonio Sini, ed essendo a conoscenza dello stato in cui era stata ridotta la chiesa di San Quirico per l' acquartieramento di un reggimento di militari in servizio di pubblica sicurezza nel nostro comune decide di aggiustare i vari deturpamenti causati dai soldati>>. Nel 1892 Enrico Costa nella "Relazione al Consiglio Comunale" affermava che nel mese di giugno arrivò in paese una compagnia di bersaglieri composta da quaranta uomini e tre ufficiali. La truppa aveva occupato la chiesa con la forza in quanto il vescovo aveva negato l' uso del tempio. Altare ligneoLa parte posteriore dell' abside è completamente occupata da un' altare ligneo in stile Barocco-spagnoleggiante. Al centro di questo è stata ottenuta un' edicola ove trova adeguata sistemazione la statua lignea di San Quirico. Il santo bambino si presenta in piedi con in mano la palma del martirio e con indosso una veste color ocra. Il capo è coronato da una raggiera dorata, decorata con numerose gemme di vetro. Sul piedistallo è indicato l' anno in cui fu scolpita, 1729. Nel 1903 la Signora Giovanna Porcu Satta fece restaurare il simulacro , a sue spese, dal pittore Vittorio Danese. Ai lati dell' edicola che occupa il simulacro del santo sono state ricavate sei colonnine: due, che si trovano alle estremità presentano delle scanalature verticali, mentre le altre quattro sono scolpite con scanalature a spirale. Il centro della parte alta dell' altare è occupato da una edicola che ospita il simulacro della madre del santo, Santa Giulita. Questa statua è di dimensioni più piccole rispetto a quella del santo. Nel 1894 è stata fatta restaurare dal maestro Nicola Bitondi Si presenta con in mano la palma del martirio e con le vesti color azzurro ed ocra. L' altare è adornato di foglie, tralicci di vite e rosoni. Predominano l' azzurro ed il colore dell' oro. Pulpito e confessionaleUn pulpito ligneo con confessionale incorporato nella parte inferiore occupa il centro della parete destra della navata: è un pezzo molto originale è forse unico in Sardegna, sicuramente costruito da maestranze locali nell'Ottocento. Le tre cappelle a destra del tempio ospitavano tre tele attribuite al pittore napoletano Gerolamo Ruffini, che rappresentano Sant' Andrea, San Vincenzo e San Nicola di Mira. Dal Registro delle entrate e delle spese risulta che la chiesa possedeva del bestiame a cui accudiva un mezzadro: di questo bestiame si disfece nel 1891. Durante la festa del santo la chiesa organizzava corse di cavalli: i primi tre classificati si dividevano un montepremi di otto scudi. Un anno il montepremi fu dimezzato perché i cavalli avevano disputato una gara che non era stata all' altezza di quelle che solitamente la chiesa organizzava per la sua festa.


San Nicola Sant'Andrea San Vincenzo