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Il centro storico

Palazzo Pinna (centro storico) Nella costruzione delle case si è sempre utilizzato il granito grigio locale, secondo le regole dell' architettura rustica di cui Tempio è stato il centro di maggior diffusione. Infatti fino agli anni Sessanta chi arrivava nel nostro centro dalla Gallura poteva notare che quasi non vi erano differenze architettoniche fra il nostro paese e i vari insediamenti galluresi.
Il centro non conserva resti di costruzioni civili del periodo medievale, anche se l' origine di Buddusò risale sicuramente a quel periodo e sino alla prima metà del Novecento il centro storico ha tenuto il tessuto urbano di allora.
Fra le costruzioni civili più antiche, rimaste in parte intatte, una delle più interessanti è la casa del decano Pietro Sotgiu. E' situata in via Musio (Monte Otto Soddos), occultata in parte da diverse case costruite di recente. L' edificio, e insieme ad esso altri due più modesti sia nelle dimensioni che nella bellezza, si trova nella stessa via. Sono gli unici esempi di civile abitazione di origine sardo-catalana che si siano conservati a Buddusò.
portale del 1800 La facciata principale della casa del decano Sotgiu è interamente intonacata, escluse naturalmente le parti in cui l 'intonaco è caduto. Vi si accede da due portali, ambedue con architravi in trachite rosa, sicuramente di Ozieri. L' ingresso sulla destra, dove i vecchi del paese dicono fosse la cappella del prebenda, è più curato nei particolari: si possono notare ancora le modanature che partono dalla base dei plinti e si uniscono al centro dell' architrave nel caratteristico motivo a fiamma; al di sotto l' artigiano-artista ha scolpito una piccola rosa i cui petali sono distinti uno per uno. Sull' architrave sono incisi anche dei numeri che il tempo ha reso poco leggibili, ma che indicano il 1630-1636. Il secondo portale, che suppongo fosse l' ingresso principale, si trova in una posizione più elevata: per accedervi bisogna superare cinque gradini in granito realizzati di recente. L' architrave, anche questa in trachite rosa, è poco lavorata è presenta una semplice modanatura orizzontale. Al di sopra dei portali si aprono due finestre, una delle quali, quella sulla destra che sormonta il primo ingresso, riporta in modo stilizzato i motivi dell' architrave. Il materiale usato per la costruzione dell' edificio è il granito grezzo in varie dimensioni.
vecchi casa Nel 1870 il nostro centro fu stravolto dalla demolizione di tutte le case che si trovavano lungo la direttrice della strada nazionale Nuoro-Monti, costruita in quel periodo, che attraversava tutto l' abitato. Le demolizioni furono fatte a spese del Comune, che rimaneva proprietario di tutte le aree sopravanzate e che in seguito vendete a privati. Erano delle strisce di terra situate lungo, l'allora Carrela Manna,l' odierno Corso Vittorio Emanuele II , lo si può notare facilmente dalle case ivi costruite: sono a più piani (da due a tre), certe hanno una camera per piano, altre due, situate una a destra e l' altra a sinistra delle scale.

Nel 1892 lo storico sassarese Enrico Costa, inviato a Buddusò in qualità di commissario regio prefettizio, nella sua relazione al Consiglio Comunale scriveva che il nostro centro in quell' anno era composto di 650 case. Quelle appartenenti alla povera gente erano composte di una sola camera, che di notte i proprietari dovevano dividere con le galline, il maiale ed altre bestie che di giorno stavano sulla strada e nei cortili. Questa casa monocellulare era costruita con pezzi di granito grezzi di piccole dimensioni tenuti insieme con del fango. I muri erano spessi 90-120 centimetri, su di essi poggiava il tetto generalmente a due spioventi, sorretto da una trave centrale , assai massiccia, e da diverse file di travicelli. Era coperto da tegole concave su cui si poggiavano dei sassi di una certa dimensione, più numerosi in prossimità delle parti perimetrali, in modo che il vento non le potesse divellere.
Gli stipiti e le architravi delle finestre e dell' ingresso venivano imbiancati con la calce. Non sappiamo se questo si facesse per dare una parvenza di igiene o fosse una civetteria oppure servisse per allontanare le formiche in quanto si attribuiva alla calce questa particolare virtù. La porta ad un solo battente, era munita di uno sportello che fungeva da finestra, in quanto molte di queste abitazioni era sprovvista di finestre. Al centro del locale si trovava il focolare infossato nel pavimento in terra battuta per circa dieci centimetri e delimitato da delle pietre piatte sistemate a coltello. Qui il fuoco ardeva continuamente ed il fumo veniva smaltito attraverso il tetto privo di solaio. Per dormire i componenti della famiglia stendevano a raggiera intorno al focolare delle stuoie che la mattina rimuovevano accatastandole in un angolo. Quasi tutte queste case avevano il cortile che poteva essere ricavato dietro o sul davanti dell' abitazione: era delimitato da un muro a secco costruito con pietre grezze di granito. Col tempo, quando la situazione economica della famiglia era migliorata, l'abitazione veniva ampliata con una nuova camera; se la casa non aveva cortile, la si sviluppava in verticale, se era provvista di cortile la si sviluppava in orizzontale.
La dimora del proprietario terriero benestante e del ricco proprietario è a più piani e con diversi ambienti per piano (su palattu, su palatteddu), era costruito con conci di granito a vista o sommariamente squadrati. Questi palazzi costruiti col granito grigio locale hanno reso caratteristico il nostro centro dandogli un aspetto austero e severo. In molte di queste abitazioni sull' architrave dell' ingresso sono in genere scolpiti una croce, l' anno di costruzione e le iniziali del proprietario. Alcuni portali sono sormontati da lunette abbellite con elementi decorativi in ferro battuto. Questi palazzi sono arricchiti da poggioli di lastroni di granito bucciardati poggianti su mensole, anch'esse in granito, e delimitati da alte ringhiere in ferro battuto. Palazzo Bacciu